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Se siete impazziti nella Crimson Room, forse non siete pronti per provare ad uscire dalla Viridian Room. L'autore è lo stesso, un pazzo giapponese che risponde al nome di Toshimitsu Takagi. Il meccanismo è simile: vi ritrovate in una stanza piena di oggetti nascosti con la porta sbarrata e con una piacevole compagnia... A voi il compito di uscire.
Non per fare dietrologia (la storia è nota, e magari queste sono tutte cazzate) ma qualche dubbio non viene anche a voi?
Altro che breakbeat, drum'n'bass, chill out e lounge da oratorio: questa è musica. E non perdetevi il promo (quicktime required).

Guida completa alle citazioni, ai riferimenti e agli omaggi di Quentin Tarantino in Kill Bill vol. 1 & 2.
Un piatto serve per mangiare.
Un bicchiere serve per bere.
Una sedia serve per sedersi. E non per infilarci dentro la testa.
Traducendo barbaramente dal tedesco, l'oggetto in questione risulta essere una "radio per doccia con dispenser di sapone". Io continuo ad avere qualche dubbio.
Magari gli ipoddisti della prima ora lo sanno già, ma io l'ho appena scoperto: questo simpatico programma (incredibile: un software per windows che funziona), oltre a gestire in combutta con Mac Opener tutto il contenuto di un ipod formattato macintosh sul PC, consente anche di sincronizzare automaticamente i feed RSS di vostro gradimento con il gadget più cool in circolazione. In pratica, con un paio di click, posso trasferirmi i contenuti dei blog sull'ipod, per leggermeli comodamente in autobus. Peccato che io l'autobus non lo prenda quasi mai.
Quando i Genesis intrapresero il tour promozionale di Selling England by the pound, nel lontano 1973, i miei interessi musicali erano ancora limitati alle sigle dei cartoni animati. La passione per il progressive rock me la trasmise qualche compagno di liceo, svariati anni or sono. Troppo tardi, evidentemente, per poter ascoltare quella formazione, orami profondamente cambiata. Per fortuna esistono i cloni, ovvero quelle cover-band che con perizia e filologica precisione replicano maniacalmente gli spettacoli di un tempo. Torno or ora dal concerto romano dei The Musical Box, con una strana sensazione. Quella di aver assistito - se non ad una operazione di revival - ad un viaggio nel tempo. Per due ore mi sono ritrovato immerso nelle atmosfere sonore degli anni '70, riprodotte con tanto di strumentazione originale (mellotron compreso), costumi e scenografie che riproducono perfettamente quelle dell'epoca. L'unica, sostanziale differenza: i musicisti possono rifare nota per nota Supper's Ready, precisa alla versione che i Genesis suonavano trent'anni or sono, ma il vocalist non riuscirà mai a riprodurre il timbro vocale e la presenza scenica di Peter Gabriel. Attendo ora con ansia il definitivo scioglimento dei Pooh, e la successiva formazione di una cover band in grado di rifarmi Piccola Katy come la suonavano loro. Al semplice scopo di sparargli, ovviamente.
Nutro una discreta nostalgia per alcuni dei prodotti entrati, a pieno titolo, nella storia della cultura popolare degli anni '80. Un posto particolare nel cuore lo occupa Tron, forse il primo vero film cyberpunk della storia (casualmente prodotto dalla Disney). Non posso che provare dunque profondo rispetto e animazione verso chi, come Jay Maynard, dedica il suo tempo libero ad illustrare al pianeta come costruirsi un costume tale e quale a quello del protagonista del film.
Istruzioni: attendete fiduciosamente il caricamento di questa pagina. Posizionate poi il puntatore sul naso della persona raffigurata. Godetevi lo spettacolo e siate clementi: non premete il tasto "Again?".
Basta con i Playmobil, i Big Jim, gli inutili pupazzetti di Guerre Stellari: sono arrivati i Jesus Christ Action Figure™, gli unici in grado di camminare sull'acqua. Alla faccia di Mel Gibson e del suo The Passion...
Il cinema è morto, lunga vita alle animazioni in flash. Questa è una commovente storia d'amore che farà scendere i lacrimoni anche a voi bestie insensibili. Ci vuole un po' per caricarla, ma ne vale la pena. Si intitola "The Man with the Smallest Penis in Existence and the Electron Microscope Technician who Loved Him". Ovvero, l'Uomo con il pene più piccolo del mondo e il tecnico di microscopi elettronici che lo amò. Preparate i fazzoletti, dopodichè cliccate su themanwiththesmallestpenis.com. Se per caso qualcuno di voi è membro dell'Academy Award, proponete il regista Patrick O'Brien per un Oscar. Se lo merita.

Trenta centimetri di dimensione artistica: calatevi le braghe e calatevi nei panni di John Holmes. Lo scopo e il meccanismo del gioco ve li lascio immaginare.
In attesa della seconda parte (dovrebbe uscire il 23 Aprile dalle nostre parti) potete cimentarvi con questo semplice giochino. Si tratta di uccidere giusto 88 esponenti della yakuza, niente di impossibile...
Un paio di test per cominciare (in)degnamente la settimana. Nel primo dovete individuare l'eventuale presenza del pacco-sorpresa sulla persona raffigurata. Il secondo serve per consolarsi nel caso in cui i risultati del primo siano stati deprimenti.

Peccato che Sky trasmetta solo la versione italiana del Grande Fratello. Quella messicana, a occhio e croce, mi sembra di gran lunga più interessante...
Lo so. Le Nike vengono prodotte dalla manovalanza minorile sfruttata del terzo mondo. Sono uno dei simboli del più bieco capitalismo. Sono una dimostrazione di quanto spietate possano essere le leggi del consumismo. Però non riesco a non amarle.
"They are coming to get you, Barbara", oltre ad essere una citazione dall'indimenticabile Night of the living dead di George A. Romero, capostipite dei zombie-movies, è anche il nome di un simpatico sito dedicato ai morti viventi. Tra le sue pagine, meritano una visita quelle dedicate alla pasticceria.
Gli animali ci parlano. Solo che noi siamo troppo ebeti per capire cosa ci dicono. Prendete un gatto, ad esempio. Magari il vostro. I suoi miagolii sono modulati in decine di forme differenti, ognuna col suo significato che noi, incapaci di comprendere, interpretiamo a nostro modo. Magari lui vuole giocare, e noi invece gli diamo da mangiare. Magari quel verso emesso quando lo accarezziamo mentre dorme, significa "Non rompermi i coglioni adesso che devo riposare, merda". Magari ci sopporta a malapena, e noi siamo convinti che ci adori. Non sono sicuro che il MeowLingual, ultimo ritrovato della tecnologia nipponica, sia realmente in grado di tradure fedelmente il linguaggio felino. Ma credo che valga comunque la pena di provarlo. La descrizione in inglese la trovate qui (in formato .pdf) o qui (in .html).
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Stanchi di quel colorito vagamente olivastro (nella migliore delle ipotesi - in quella peggiore la giusta definizione è "cadaverico") del vostro volto, frutto delle ore passate davanti al monitor? E' ora di abbronzarsi. E in assenza del sole, potete farlo finalmente senza muovere le chiappe dal computer: basta una visita quotidiana su questo sito, e un paio di occhialini per gli occhi ovviamente.
Buongiorno signor conte, e benvenuto al Propeller Island City Lodge. Le abbiamo riservato la stanza 31, come al solito...
Preferite un raffreddore, un'influenza o un dolce mal di stomaco? Con i microbi giganti, potete scegliere la malattia che fa per voi, in morbido peluche.
Niente pillole, nessun faticoso esercizio fisico, niente truffe: ecco il primo metodo completamente naturale e scientificamente approvato per incrementare le dimensioni del pene.
Ma basta con questi regaletti scontati e banali, basta con i fiori, i monili, gli articoli di bigiotteria da quattro soldi o i trilogy buoni giusto per tagliare il vetro. Per fare colpo ci vuole qualcosa di più originale, azzardato, estremo. Ad esempio un tenero orsacchiotto defunto, disponibile in confezione regalo a partire da soli 10$
Se qualcuno si azzarda a mandarmi una e-mail come queste giuro che gli faccio causa.
L'interessato smentisce, ma stando a questa notizia il signor Ingvar Kamprad, quanto a ricchezza personale, avrebbe addirittura detronizzato Bill Gates dal podio. Ettecredo. Con mobili come questi è impossibile non arricchirsi.
Quattro chili in sette giorni. E’ l’incremento medio del peso corporeo che ogni villeggiante registra al termine della vacanza nel villaggio. Merito di un’alimentazione basata principalmente sulla quantità: tanto di tutto, a tutte le ore. Perchè la vita nel villaggio vacanze è simile a quella delle crociere: buffet pantagruelici, spuntini di mezzanotte, dolci a profusione. Incidentalmente, può anche capitare di avere a che fare – non più di una volta nell’arco della settimana – con i piatti tipici locali, edulcorati e rielaborati per meglio adattarsi al gusto di un turista che senza la sua amatriciana quotidiana rischia la crisi d’astinenza.
La promessa riportata nei depliant, d’altro canto, è chiara:
Il pasto è il momento ideale per stringere nuove amicizie, intrecciare relazioni che possono sfociare in rapporti indimenticabili. I nostri prodi animatori lo sanno bene: la loro missione è quella di mescolarci l’uno con l’altro, assgnandoci di volta in volta un tavolo differente. Nel quale, immancabilmente, siederanno al vostro fianco persone con cui mai e poi mai avreste mai condiviso il desco. E invece vi tocca. Dall’allegra coppia di pensionati bergamaschi (“Ho sentito che il Bossi sta meglio. Pover’uomo, con tutto quello che ha fatto per noi son proprio contenta che si stia riprendendo”), all’industrialotto dell’operoso nord-est, dal manager stressato alla coppietta in luna di miele (al termine del soggiorno lei sarà incinta, non necessariamente grazie al marito). Un’umanità varia e composita, democraticamente ripartita tra nord, sud e centro. Non c’è bisogno di essere snob per sviluppare, già dal secondo giorno, una spiccata tendenza alla misantropia.
Al termine del pranzo, c’è l’inevitabile momento canoro. La speranza di consumare in pace il caffè viene sistematicamente vanificata dal karaoke al bar. La playlist è un concentrato della storia della canzone italiana: i grandi successi di Gianni Togni, i greatest hits di Baglioni, le indimenticate perle anni '60 di Morandi, alternate ad evergreen del calibro di 'O sole Mio e O mia bella madunnina. Ad interpretarle con trasporto sanremese è il vocalist degli animatori, un individuo che continuo a sognarmi ogni notte (io alla guida di un TIR carico di letame lanciato a 150 Km orari sulla tangenziale, lui a piedi al centro della carreggiata).

Una sana alternativa alla pianola Bontempi, perfetta per comporre brani alla Barry White.

A giudicare da queste foto, le cose sono due: o è un genio, o ha delle grosse turbe psichiche. Comunque finalmente ho capito cosa combinano nella fabrica di Toscani e Benetton.

Anomali, surreali e leggermente inquietanti: questi pittogrami riescono ad essere veramente diabolici.
Guardate attentamente questa foto. Ingranditela, stampatevela, imparatela a memoria. Ecco, questo è il programma della tortura quotidiana cui vengono sottoposti gli ospiti del Villaggio Vacanze Valtur: ogni giorno, con il sole o con la pioggia, senza alcuna possibilità di deroga, dalle dieci del mattino a notte inoltrata. Ma andiamo con ordine.
La vita nel villaggio ruota intorno alla piscina, una sorta di agorà dove inevitabilmente ci si ritrova nella vana speranza di trascorrere una giornata di ozio. La piscina è il centro assoluto del Villaggio, l’area più ampia, il cuore pulsante di questo paradiso artificiale. Accanto alla piscina c’è il risotrante centrale, dove per tre volte al giorno un esercito di cuochi allestisce pasti a buffet in grado di sfamare l’intera popolazione del continente nero, riversando tonnellate di derrate alimentari su vassoi, tavolate e grill, alla faccia della povertà che si nasconde oltre le mura.
La colazione, servita dalle 8 alle 10, comprende: succo d’arancia fresco, spremuto in diretta sotto i vostri occhi; crepes, uova con bacon, lieviti e dolci; caffè, tè, latte e formaggi; pane tostato, burro, otto vasconi di marmellate assortite, miele e frutta fresca, tagliata e sbucciata per il vostro godimento. Terminato il lauto pasto, i lettini si riempiono di esseri umani in atteggiamento da lucertola, desiderosi di esporre le proprie epidermidi al sole primaverile africano, magari con un romanzo tra le mani e le cuffie del walkman infilzate nei timpani. Neanche il tempo di assorbire la caffeina testè assunta, ed ecco schierarsi il plotone degli animatori, pronto a sollazzare gli ospiti con il primo appuntamento della giornata.
Ore 10.00 ....Sorridi insieme a noi. Significa tutto e niente, ovviamente. Magari diluvia, ti rode il culo e l’ultima cosa che vorresti è sorridere. E invece ti tocca. Complice la musica sparata a tutto volume dagli altoparlanti che circondano la piscina, ad un livello di decibel tale da vanificare anche la sola idea di dedicarsi all’ascolto dei propri CD, partono inesorabili i “momenti di gioco”. E la maledetta panzona, la responsabile dell’animazione, prende il microfono e attacca il suo mantra. “Oooooh, siamo arrivati al momento topico, oooooh!”.
Qui serve una spiegazione. La panzona si chiama Caterina, ma per ragioni incomprensibili si fa chiamare Katia o Katiuscia. Caterina ha una caratteristica peculiare: la voce più sgradevole che abbiate mai ascoltato. E per essere sicura che i propri gorgheggi penetrino i padiglioni auricolari degli astanti, armata di radiomicrofono collegato ad un impianto di amplificazione da concerto, Caterina ulula per ore e ore, senza mai riprendere fiato, iniziando ogni frase con un ‘Oooooh’ di finta sorpresa. Per Caterina, ogni momento è un momento topico. E’ ora di mangiare? “Ooooh, siamo arrivati al momento topico del pranzo, oooooh”. E’ ora di giocare? “Oooooh, ecco finalmente il momento che tutti stavate aspettando, il momento dei giochi, ooooh”. E’ l’ora di inscenare un suicidio collettivo? “Oooooh, ci siamo, finalmente è il momento di berci tutti insieme un calice di cianuro, ooooh”. Non resta che sorridere, sperando che la durata del momento sia inferiore ai sessanta minuti, o che un fulmine a ciel sereno si abbatta sulla responsabile dell’animazione, attratto dalle scariche elettrostatiche del radiomicrofono. Ma questo, putroppo, non succede mai. E si arriva alle 11.30, all’appuntamento con i Balli Caraibici.
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Ora, io non ho nulla contro i balli caraibici. Nel senso che non me ne frega niente, non appartengono alla mia cultura, non sono nelle mie corde, non fanno parte del mio modo di divertirmi. Al limite, avrei preferito il Liscio, la Mazurka, la Polka o il minuetto. E invece, per sei giorni sei, mi son dovuto sorbire gli eccezionali ballerini brasileiri che impartivano lezioni di samba e macarena a bordo piscina ad una platea di cetacei in preda a crisi epilettiche, con la musica a palla e con quella voce ululante della Katiuscia che commentava in diretta le performance degli astanti con un finto accento sudamericano misto a bergamasco. E senza possibilità alcuna di difendermi, a parte il chiudere gli occhi, tapparmi le orecchie o scappare in camera (ecco, in questi casi la diarrea può tornare utile).
Ma il peggio deve arrivare. Il vero momento topico. Ai confini della realtà, là dove nessun uomo è mai giunto prima, oltre le porte di Tannoiser: ore 12.30, la Sigla in Piscina.
Ebbene sì, il gruppo Valtur ha una sigla. Una canzoncina orrenda, un inno in stile Forza Italia che tutti gli astanti sono costretti ad imparare a memoria, con tanto di coreografia tipo Gioca Jouer. Litri di superalcolici e tonnellate di sostanze stupefacenti non sono bastati a farmi dimenticare la tortura del ritornello: “Dai, dai, dai, canta forte insieme a noi / La forza del mondo Valtuuuur”. La mia fiducia nell’umanità, dopo questo tormento, si è esaurita. Il mondo è destinato a finire. L’armageddon è vicino. Pentitevi.
Mettere i soldi sotto il materasso? Scontato. Nasconderli tra le pagine di un libro? Banale. Inguattarli in un pertugio dietro un quadro? Ve li beccano subito. No, se avete bisogno di un posto sicuro dove celare carte di credito, contanti, documenti riservati e lettere compromettenti, l'unica soluzione sono questi eccezionali mutandoni. Una capiente tascona con chiusura a veltro offre tutto lo spazio necessario, mentre una strisciata marrone all'altezza delle natiche garantisce l'assoluta intoccabilità dell'oggetto. Nessuno avrà il coraggio di prenderle in mano, garantito. Costano solo nove dollari, e le trovate qui.