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(because something is happening and you don't know what it is) |
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una sorprendente scoperta di filologia letteraria
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LAURA WHEN YOU WERE 16
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Sollevando la testa
Modulo Fitzgerald
La conobbi in una scintillante e caldissima sera di luglio. Un party, un ricevimento chiassoso e sofisticato, una delle tante feste date da Gatsby in quel periodo. Ai bordi della piscina, con un bicchiere di Krug in equilibrio tra le mani, questi capelli rossi, e una risata che blandiva e nello stesso tempo allontanava il ragazzone che le ronzava intorno: rimasi senza fiato. Io a quell’epoca ero scontroso, ottimista, intraprendente, e andavo preparando il mio ultimo esame a economia e commercio. Lei era la figlia illegittima di Francis Scott Liotti, magnate delle compagnie assicurative di tutta la costa ovest. “Laura”, pensai, “un bel nome per una ragazza italiana, qui, adesso, nel 1959”.
in un appartamento
Modulo Chandler
Me lo ricordo come se fosse ieri. Un giovedì mattina, decisamente troppo luminoso per essere dicembre. Me ne stavo nel mio ufficio con la quarta lucky strike della giornata tra le dita. Indossavo una camicia azzurra sotto una giacca blu, pantaloni rigati, cravatta a pallini, bretelle, fondina e tutto il resto. Avevo la gola arsa e starnutivo a più non posso. La notte prima avevo speso gli ultimi colpi in un locale lungo il Boulevard. Un posto lurido, illuminato male, pensato da una mente diabolica per ripulirvi fino all’ultimo centesimo, mandare giù bicchieri su bicchieri fino a vedervi rotolare dalla porta di servizio come pesanti sacchi della spazzatura. “Che diavolo”, pensavo. Ma prima di accendere la cicca, la superficie smerigliata della porta si colorò di un’ombra. “Avanti!”, urlai. La sigaretta mi cadde di mano. Questa pupa rossa, fasciata in un tailleur color panna, una borsetta di coccodrillo, questa voce da stenderti al primo colpo.
Modulo Hemingway
Quell’estate, mi ricordo, ce ne stavamo a Roma
Modulo Arthur Conan Doyle La grossa pendola risuonò per cinque volte nella custodia di legno. Fuori stava facendo chiaro. Vedevo il profilo selvaggio della campagna inglese uscire lentamente dalla cortina d’ombra che fino a quel momento ci aveva stretto a sé. La casa era piena gente. Poliziotti, fotografi, giornalisti, una lunga schiera di domestici, uno accanto all’altro, in silenzio, contro la parete del soggiorno, come una squadra di rugby sconfitta 10 a 0. Herman Auster era uno dei pochi a darsi davvero da fare. Lavorava per Scotland Yard. Prendeva appunti e si guardava intorno mentre due giovani poliziotti armati di gesso tracciavano sul pavimento quello che era stato l’ultimo profilo di Laura Baskerville. Fu allora che il maggiordomo mi si fece incontro.
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CHE ALTRO SI TROVA SU INCANDENZA
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