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03.06.03

Meglio un blog di un New York Times

(...ma il discorso vale anche per la Repubblica, l'Espresso e La Stampa). La partita Ŕ destinata ad andare avanti a lungo, ma a favore dei blog c'Ŕ un punto pesante segnato da John Nautghton, in questo articolo del Guardian.
Prendendo spunto dalle polemica innescata dall'intervento di Geoffry Numberg sul New York Times dello scorso 18 Maggio (il tema, in soldoni, era questo: i blog producono un sacco di 'rumore' che mina le vostre ricerche su Google, distogliendovi dal Verbo pronunciato dagli Unici Veri Messia dell'informazione), Nautghton riflette sulla superioritÓ dei blog rispetto ai siti dei maggiori quotidiani e periodici. Riassumendo per sommi capi, ecco le accuse che Nautghon muove ai suoi colleghi:


  • I media tradizionali, e molti giornalisti di conseguenza, sono sconvolti all'idea che qualcuno scriva articoli e approfondimenti senza farsi pagare. Di fronte a mezzo milione di bloggers, sono quindi portati a deridere il fenomeno bollandolo come un'epidemia di vanitÓ e narcisismo, piuttosto che ammettere il valore espressivo che questo strumento rappresenta.

  • L'atteggiamento in questione Ŕ accompagnato dal pregiudizio che qualsiasi cosa scritta da un non professionista sia "fuffa" (ok, Naughton usa il termine "worthless", senza valore, ma credo che dalle nostre parti il formentiano "fuffa" renda meglio l'idea).

Naughton avvia la sua riflessione citando il padre del giornalismo anglosassone moderno, Lord Northcliffe, secondo il quale "il giornalismo Ŕ l'arte di spiegare agli altri ci˛ che non sono in grado di comprendere autonomamente". Per l'editorialista anglosassone, in molti casi i blog si rivelano ben pi¨ efficaci dei media tradizionali nello spiegare determinati argomenti. Questo perchŔ i giornalisti non hanno, su specifici temi, nÚ la giusta preparazione, nÚ il tempo necessario per approfondire. Con l'ovvia conseguenza che i loro elaborati possono risultare superficiali, quando non palesemente inesatti.
Altro punto delicato Ŕ il conflitto d'interesse: i 'big media' tendono ad ignorare determinati argomenti per il semplice fatto che non sono in linea con gli interessi commerciali o idelogici dell'editore. Ciliegina sulla torta Ŕ il modello di business degli editori cartacei sulla rete, tendente alla valorizzazione dei contenuti attraverso la richiesta di un pedaggio per accedervi: fate la ricerca e il motore vi restituisce un collegamento ad un abstract di cinque righe scarse. Se volete leggere il resto, pagate (tanto per fare un esempio: l'articolo di Numberg sul New York Times che ha scatenato la polemica si trova qui. Per leggerlo, dovete sborsare 2.95 dollari). Peccato che gli stessi contenuti, sui blog, siano liberamente indicizzabili, linkabili, ricercabili e consultabili. La morale Ŕ semplice:

"if you want to score with Google, be on the web. Otherwise, go whistle."

Iniettato da Marcello alle 00:23 | TrackBack
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