Ander costruksciòn
Lo zen e l'arte di unire l'inutile al dilettevole

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04.06.03

Zaccagnini, tutto d'un fiato

zaccagnini.jpg
Piccola integrazione al post sui vecchietti terribili.
Ieri notte, appena finito il concerto dei Deep Purple, questo simpatico signore con la barba alla ZZTop (noto a tutti i rockettari per essere lo storico critico musicale del Messaggero) ha dettato al telefono la sua recensione dell'evento, pubblicata sul quotidiano romano di stamane. Paolo Zaccagnini, per chi non lo conoscesse, è un personaggio veramente unico: giornalista musicale 'militante', preparatissimo, onesto e verace, si è anche cimentato in un paio di memorabili prove d'attore (con Nanni Moretti in Io sono un'autarchico e Ecce Bombo). E' uno che scrive col cuore, dimenticandosi talvolta, nella foga di 'chiudere' il pezzo al volo, qualche regoletta grammaticale. La sua recensione del concerto di ieri rimarrà negli annali del giornalismo italiano per questa frase (da leggere tutta d'un fiato):

Da Highway star , il brano iniziale, in poi è stata una cavalvata sempre più possente e trascinante tra passato, molto, e presente, con Morse, ex Kansas e Dixie Dregs, e Ayrey - già nei Coliseum II e nei Whitesnake, a un certo punto ha mandato in delirio il pubblico eseguendo la Marcia Turca di Mozart, Arrivederci Roma di Rascel e il tema musicale, di John Williams, di Guerre stellari - assoluti, strepitosi protagonisti, da soli e in coppia, e Gillan, Glover e Paice - hanno contribuito, non dimentichiamolo mai, alla nascita di un genere musicale, l’ hard rock , che ancora oggi, nelle varie sottospecie e scuole, ha afacionados d’ogni età, proprio come il pubblico di ieri sera - a fare da ottimi comprimari visto che Gillan, di bianco vestito, capelli corti brizzolati, piedi nudi e voce dispiegata al massimo, dà ancora i brividi mentre Glover, grande il suo accenno a Bourée dei Jethro Tull nel finale, e Paice sono sezione ritmica che ha fatto e fa scuola.

Standing ovation.

Iniettato da Marcello alle 19:08 | TrackBack
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